Post Fissato In Alto

REGIME DEMOCRATICO 2.0 condito con l'olio di ricino dell'ottimismo

QUANDO SI CALPESTA LA VOLONTA' POPOLARE DI 27.000.000 MILIONI DI ITALIANI, LA DEMOCRAZIA NON ESISTE PIU' ..... SI CHIAMA REGIME DEMOCRATICO, STATO DI POTERE O PEGGIO; DITTATURA.

http://www.beppegrillo.it/…/parlamento/pdf/5G5S_18.03.16.pdf

giovedì 21 giugno 2012

CHE STUPENDO PIANETA " LA TERRA "

La Terra: miliardi di millimetri, tante storie dentro ogni millimetro   

Bellissimo filmato documentario sui tanti aspetti del pianeta terra, riprese mozzafiato assolutamente da vedere


BUONA VISIONE
 
 
Earth amazing sights (HD) - Music Loreena... di SCHOUM1

martedì 19 giugno 2012

GLI EMILIANO-ROMAGNOLI E IL SIG. TERREMOTO


Gentile Sig. Terremoto, di Carlo Lucarelli

Gentile Sig. Terremoto, c'è una cosa che non hai capito della mia terra, ora
te la racconto.

Per chiamarci non basta una parola sola : Emilia Romagna, Emiliano Romagnoli, ce ne vogliono almeno due e anche un trattino per unirle, e poi non bastano neanche quelle.
Perché siamo tante cose, tutte insieme e tutte diverse, un inverno continentale, con un freddo che ti ghiaccia il respiro, e una estate tropicale che ti scioglie la testa, e a volte tutto insieme come diceva Pierpaolo Pasolini, capaci di avere un inverno con il sole e la neve, pianure che si perdono piatte all'orizzonte, e montagne fra le più alte d'italia, la terra e l'acqua che si fondono alle foci dei fiumi in un paesaggio che sembra di essere alla fine del mondo.
Città d'arte e distretti industriali, le spiagge delle riviere che pulsano  sia di giorno che di notte, e spesso soltanto una strada o una ferrovia a separare tutto questo; e noi le viviamo tutte queste cose, nello stesso momento, perché siamo gente che lavora a Bologna, dorme a Modena, e va a ballare a Rimini come diceva Pier Vittorio Tondelli, e tutto ci sembra comunque la stessa città che si chiama Emilia Romagna.
Siamo tante cose, tutte diverse e tutte insieme, per esempio siamo una regione nel cuore dell'Italia, quasi al centro dell'Italia, eppure siamo una regione di frontiera, siamo anche noi un trattino, una cerniera fra il nord e il sud, e se dal nord al sud vuoi andare e viceversa devi passare per forza da qui, dall'Emilia Romagna, e come tutti i posti di frontiera, qualcosa da ma qualcosa prende a chi passa, e soprattutto a chi resta, ad esempio a chi èvenuto qui per studiare a lavorare oppure a divertirsi e poi ha decido di rimanerci tutta la vita. in questa terra che non è soltanto un luogo, un posto fisico dove stare, ma è soprattutto un modo di fare e vedere le cose.
Perché ad esempio qui la terra prende forma e diventa vasi e piastrelle di ceramica, la campagna diventa prodotto, e anche la notte e il mare diventano divertimento, diventano industria, qui si va, veloci come le strade che attraversano la regione, così dritte che sembrano tirate con il righello.
E si fa per avere certo, anche per essere, ma si fa soprattutto per stare, per stare meglio, gli asili, le biblioteche, gli ospedali, le macchine e le moto più belle del mondo.
In nessun altro posto al mondo la gente parla così tanto a tavola di quello che mangia, lo racconta, ci litiga, l'aceto balsamico, il ripieno dei tortellini, la cottura dei gnocchini fritti e della piadina e mica solo questo, sono più di 4000 le ricette depositate in emilia romagna; ecco la gente lo studia quello che mangia, perché ogni cosa, anche la più terrena, anche il cibo, anche il maiale diventa filosofia, ma non resta lassù per aria, poi la si mangia. se in tutti i posti del mondo i cervelli si incontrano e dialogano nei salotti, da noi invece lo si fa in cucina, perché siamo gente che parla, che discute, che litiga, gente che a stare zitta proprio non ci sa stare, allora ci mettiamo insieme per farci sentire, fondiamo associazioni, comitati, cooperative, consorzi, movimenti, per fare le cose insieme, spesso come un motore che batte a quattro tempi, con una testa che sogna cose fantastiche,  però con le mani che davvero ci arrivano a fare quelle cose li, e quello che resta da fare va bene, diventa un altro sogno.
A volte ci riusciamo a volte no, perché tante cose spesso vogliono dire tante ontraddizioni. Che spesso non si fondono per niente, al contrario non ci stanno proprio, però convivono sempre.
Tante cose tutte diverse, tutte insieme, perché questa è una regione che per raccontarla un nome solo non basta.
Ora ti ho raccontato quello che siamo, non credere di farci paura con due giri di mazurca facendo ballare la nostra terra, io questa terra l'amo e come mi ha detto una persona di Mirandola poche ore fa. questa è la mia casa.

sabato 16 giugno 2012

CASALEGGIO NON E' LA SPECTRE DI GRILLO

Sfatiamo qui le credenze popolari e non solo, che circondano la figura dell'imprenditore Gianroberto Casaleggio.
 
Di Gianroberto Casaleggio hanno detto di tutto tutti.
Basta inserire Casaleggio nel motore Google, per trovare le prime superficiali definizioni 
  1. l'anima occulta del Movimento 5 Stelle
  2. l'uomo ombra del Movimento
  3. l'eminenza grigia con poteri che in pochi conoscono
  4. persuasore occulto
  5. L' uomo dietro Beppe Grillo
  6. l'ombra digitale di Grillo
  7. ecc....ecc.....

Ma la verità forse è un'altra, approfondendo la ricerca, troviamo un bell'articolo della giornalista Marta Mandò, collaboratrice di 
" Repubblica.it " che riporto. 

I comandamenti di Webegg
Marta Mandò

Dentro l'azienda un modello di business sostenibile: impegno sociale, ambientale, fumetti e community.


Non solo profitto, non solo business ma relazione e tanta cultura. Siamo nel mondo di Webegg, una delle aziende più interessanti nel panorama delle Internet company italiane.
Le difficoltà della new economy sembrano non avere sortito effetti su questa azienda che l'anno scorso in piena crisi delle dotcom ha assunto 230 nuovi dipendenti tutti a tempo indeterminato. A capo di Webegg Gianroberto Casaleggio, la cui impronta organizzativa è stilizzata in un manifesto dalle spalle larghe tanto "pacifista" quanto anticipatore dell'unico modello possibile: circolare, reticolare, relazionale, tutto quello, cioè, che Internet ha portato nella nostra vita. Il Manifesto in dodici punti definisce gli step di un processo di tendenza verso la creazione di un nuovo modello aziendale: empowerment, partecipazione di tutto il personale al valore economico prodotto, protezione totale delle persone, assenza di competitività interna, impegno sociale. Questi alcuni dei valori guida da condividere prima ancora di pensare al profitto. L'idea stessa di creare dentro un'azienda un manifesto ideativo è di per sè già rivoluzionaria ma mettere in pratica questi valori potrà essere il segno che davvero Internet sta cambiando l'identità relazionale di noi tutti. Andare bene oggi per un gruppo che pone le sue basi di sviluppo nel nuovo mondo di Internet vuol dire lasciarsi alle spalle il vecchio modo di lavorare e farsi i portavoce di un approccio umanistico e umanitario al mondo del lavoro.
Un'azienda deve avere fondamenti etici e puntare a un modello di business sostenibile: impegno sociale, ambientale, fumetti e community. Sostegno diretto ad associazioni e enti no profit, come ad esempio il sito realizzato per l'Agenzia Lavoro e Solidarietà di Milano per il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro dei detenuti. L'arte, così come la letteratura servono per meglio definire questo processo di cambiamento, proprio perché come afferma Casaleggio nel suo libro Il web è morto, viva il web Internet prima di ogni cosa è cultura anche e soprattutto quando l'impegno è indirizzato al business reale. Anche i fumetti servono a "capire il futuro" titolo di una rubrica del sito di Webegg , dove Max Netroom, personaggio virtuale e figlio adottivo di Max Headroom primo cyberpunk della cultura popolare, anni 80, ci dona pillole di saggezza del mondo Internet in base alle provocazioni di Michael Swaine, uno dei principali opinionisti statunitensi sull' Information Technology.
In un contesto sempre più complesso in cui si instaurano nuovi rapporti fra chi lavora, chi produce, chi distribuisce e i consumatori, c'è posto per ridefinire un mondo del lavoro in cui trascorriamo una buona parte della nostra vita.


e anche una bella intervista sempre a Gianroberto Casaleggio, 
che riporto



"Le persone il vero valore di un'organizzazione"
Marta Mandó

Intervista a Gianroberto Casaleggio, amministratore delegato di WebEgg. Nelle aziende la comunità è un valore superiore al denaro ecco perché per capire Internet diventeranno fondamentali sociologi, designer e filosofi

Il lavoro sta cambiando. Lei sostiene che il modello vincente nelle aziende è quello a Rete, ci spiega in cosa consiste? Ci può fare un esempio?

La Rete consente accesso condiviso alla conoscenza, velocità decisionale, misurazione dei processi e retroazioni. L'azienda opera e compete in tempo reale in una nuova dimensione che sarà quella della real time economy, al darwinismo aziendale presente da sempre si aggiunge l'accelerazione come fattore di sopravvivenza.

Tra Old e New economy , secondo lei, ci devono essere, differenze strutturali e irrinunciabili, per quanto riguarda l'organizzazione aziendale, il modo di lavorare e sul piano contrattuale?

A mio avviso non esistono aziende new o old economy, ma aziende con un modello di business sostenibile che nel tempo si posizionano inesorabilmente in Rete con strutture organizzative di base molto simili.

Lei ha scritto che "la Rete ha una valenza anticapitalista e che il denaro non è un valore fondante della new economy". Può spiegarci questo concetto?

I valori fondanti della Rete sono l'intelligenza e la preparazione professionale di ognuno. Non il denaro. L'organizzazione che ne dispone vince. La valutazione anticapitalista deriva dal fatto che nella Rete i valori di comunità, di trasparenza, di valore aggiunto personale visibile e dimostrabile sono considerati superiori al denaro. Uno si impone per quello che è, non per quello che ha.
Mi ricorda in parte la rivoluzione francese e l'emergere della borghesia come nuova classe dominante.

Nel suo libro "Il web è morto. Viva il web" lei afferma che non esistono alternativa alla Rete. Cosa intende? E perché ha scelto questo titolo?

Quello che ho detto, la Rete è invasiva, accelera ogni secondo e occupa spazi del nostro quotidiano. Negroponte lo ha già detto tempo fa: presto il digitale sarà come l'aria, non ce ne accorgeremo più.
Il titolo deriva dal vecchio: Il Re è morto, viva il Re. La Rete come speculazione borsistica, grafica, riduzione al problema tecnico è morta, per fortuna. La Rete che vive e si svilupperà sarà quella delle e-enterprise, delle aziende virtuali completamente in Rete con tutti i loro processi, sarà il punto di riferimento per ogni evoluzione dei processi umani, politica compresa.

Tradizionalmente l'efficienza e il profitto, insieme a una divisione gerarchica dei compiti erano (e in parte sono) gli elementi di base dell'organizzazione di una azienda. Lei crede che davvero ci sia posto all'interno di aziende tradizionali o nella P.A. per lo sviluppo di modelli basati sulla Rete, dove, come lei dice, le persone vengono prima dei clienti e prima degli azionisti?

Certo. Le persone sono il vero valore di un'organizzazione, dando a loro la priorità si garantisce il risultato finale legato al servizio o al prodotto e quindi clienti (qualità) e azionisti (profitto).

Quali risposte ottiene dai suoi clienti quando dice loro che devono cambiare strada e imboccare il Web?

Mi ascoltano, di solito condividono. Non tutti però sono in grado di fare una scelta di forte cambiamento organizzativo.

Lei ha voluto scrivere un Manifesto guida per il Gruppo Webegg, composto di 12 comandamenti, in cui si afferma che un valore guida è la protezione totale delle persone e si predica l'assenza di competitività interna..non le sembra utopistico e forse una posizione un po' integralista?

Il Manifesto è stato scritto da 30 persone di Webegg. L'utopia ha guidato sempre il cambiamento. Chi crede nelle proprie idee è spesso considerato integralista.

In altri termini, dalla lettura del suo libro si ha l'impressione che si dipinga un mondo lavorativo paradisiaco (ad esempio, la sua avversione per termini come "Risorse umane") mentre invece la realtà di molti lavoratori della new economy (pensiamo ai call center, al caso dei possibili licenziamenti a Blu ..) è molto più dura, selettiva, stressante, piramidale e poco incline all'ascolto di idee nuove.

L'obiettivo del raggiungimento della felicità è stato previsto anche dai padri fondatori degli Stati Uniti, credo che sia un obiettivo legittimo anche sul lavoro. Che ci si riesca è poi un altro discorso. Passare il proprio tempo in un'azienda burocratizzata, gerarchizzata, con obiettivo sostanziale il solo profitto non attira nessuno, può essere uno stato di necessità. Ma allora perché non usare la Rete per migliorare la vita aziendale?

Resta una questione. I contratti di lavoro nel settore Internet sono spesso precari, mal pagati e rischiosi anche quando sono sopravalutati.

Vero. Ma per il passato, si pagavano spesso professionalità con valutazioni fuori dalla realtà. Oggi non credo. Le dot com sono fallite quasi sempre perché avevano un modello di business inconsistente con la realtà e si sono trascinate con loro molti operatori del settore, ma quelli professionalmente validi si sono subito ricollocati.

Come è nata l'idea di Webegg? Ci racconti i suoi primi passi.e poi perché l'uovo del web, (notoriamente simbolo di perfezione), come marchio aziendale?


L'uovo come simbolo nasce da una mappa delle componenti base di un'organizzazione in rete. Inizialmente era un quadrato con i 3 livelli, intranet, internet, extranet. L'uovo, simbolo della rinascita, era più marketing per esprimere la nostra idea di capire tutto con una mappa di partenza della nuova organizzazione. Rosso perché è un colore che esprime forza, potenza, coraggio. La mappa è sempre work in progress è più capiamo, più ci accorgiamo della complessità della Rete.

Lei come sceglie chi assumere? E' vero che predilige i contatti via Internet?

Le persone vengono scelte dopo una valutazione delle caratteristiche interpersonali fatta da psicologi che è vincolante. Ovviamente la persona deve anche avere un bagaglio professionale adeguato.
Dal 1998 non facciamo più annunci sui giornali e dal 1999 riceviamo curriculum quasi unicamente dal sito. Internet è come l'aria in questo caso, non è un fatto di predilezione.

C'è nel settore produttivo una certa delusione verso Internet. Lei invece continua a crederci. Cosa la motiva?

Che Internet nei fatti è appena all'inizio. Le delusioni derivano da false attese, da analisi parziali, dal crollo dei mercati tecnologici.

Nel suo libro fa continuamente riferimenti letterari, artistici e filosofici, da Dante a Camelot, da Forrest Gump a McLuhan. La cultura, dunque, base del progresso dell'IT? Ci spieghi?

Internet non è IT, è anche IT. Internet è pervasiva, è un cambiamento culturale. Utilizzare riferimenti storici o tratti dalla realtà aiuta a comprenderne la portata.

Lei scrive : "Internet non va identificata con la tecnologia, questo sarà del tutto chiaro con l'avvento della web-tv e delle web appliance" Un punto fondamentale del futuro di Internet. Cosa succederà?

Diventeranno fondamentali per capire Internet i sociologi, i designer, i filosofi, perché internet sarà svincolata dalla tecnologia che verrà data per scontata.

Quali sono gli obiettivi futuri per il gruppo Webegg?

Svilupparsi in Italia e all'estero. Fare felici persone, clienti e azionisti. Fare profitto. Diventare un punto di riferimento per la comprensione delle dinamiche di cambiamento legate ad Internet nel nostro Paese.

In conclusione del suo libro afferma che la "primavera arriverà tra circa un anno"..
Segnali di ripresa ci sono già , credo che alla fine del 2002 avremo passato e spero dimenticato la nottata.

 
Voglio anche riportare la lettera aperta inviata da Gianroberto Casaleggio al "Corriere delle sara", per chiarire la propria posizione di collaborazione con Grillo e il movimento 5 stelle

"Caro direttore,
le scrivo in merito al mio ruolo nel MoVimento 5 Stelle. Nel 2003 ho lasciato la mia posizione di amministratore delegato in Webegg di Telecom Italia, un gruppo multimediale che si occupava di consulenza e di applicazioni internet, e ho fondato con altri soci la Casaleggio Associati, una società di strategie di Rete. Internet è un tema che mi appassiona e di cui mi occupo dalla metà degli anni 90. Ho cercato di comprenderne le implicazioni sia nel contesto sociale che in quello politico che in quello della comunicazione. Io credo sinceramente che la Rete stia cambiando ogni aspetto della società e cerco di prevederne gli effetti. Ho scritto molti articoli e alcuni libri sulla Rete. Nel 2004 Beppe Grillo ne lesse uno: «Il Web è morto, viva il Web», rintracciò il mio cellulare e mi chiamò. Lo incontrai alla fine di un suo spettacolo a Livorno e condividemmo gran parte delle idee.
In seguito progettammo insieme il blog beppegrillo.it, proponemmo la rete dei Meetup (gruppi che si incontrano sul territorio grazie alla Rete), organizzammo insieme i Vday di Bologna e di Torino, l'evento Woodstock a 5 Stelle a Cesena e altri incontri nazionali, come a Milano dove, il 4 ottobre 2009, giorno di San Francesco, al teatro Smeraldo prese vita il MoVimento 5 Stelle. A chi si chiede chi c'è dietro Grillo o si riferisce a «un'oscura società di marketing» voglio chiarire che non sono mai stato «dietro» a Beppe Grillo, ma al suo fianco.
Sono in sostanza cofondatore di questo movimento insieme a lui. Con Beppe Grillo ho scritto il «Non Statuto», pietra angolare del MoVimento 5 Stelle prima che questo nascesse, insieme abbiamo definito le regole per la certificazione delle liste e organizzato la raccolta delle firme per l'iniziativa di legge popolare «Parlamento Pulito» e le proposte referendarie sull'editoria con l'abolizione della legge Gasparri e dei finanziamenti pubblici. Inoltre abbiamo scritto un libro sul MoVimento 5 Stelle dal titolo «Siamo in guerra» firmato da entrambi. In questi anni ho incontrato più volte rappresentanti di liste che si candidavano alle elezioni amministrative, per il tempo che mi consentiva la mia attività, per offrire consigli sulla comunicazione elettorale.
Non sono mai entrato nell'ambito dei programmi delle liste, né ho mai imposto alcunché. A chi mi ha chiesto un consiglio l'ho sempre dato, ma in questo non ci trovo nulla di oscuro. Mi hanno attribuito dei legami con i cosiddetti poteri forti, dalla massoneria, al Bilderberg, alla Goldman Sachs con cui non ho mai avuto nessun rapporto, neppure casuale. Dietro Gianroberto Casaleggio c'è solo Gianroberto Casaleggio. Un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta forse anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive. Sono stato definito il «piccolo fratello» di Beppe Grillo, con riferimento al Grande fratello del romanzo «1984» di George Orwell. È evidente che non lo sono. La definizione contiene però una parte di verità. Grillo per me è come un fratello, un uomo per bene che da questa avventura ha tutto da perdere a livello personale. Per il resto, «Honi soit qui mal y pense». "
(*) Gianroberto Casaleggio, lettera pubblicata sul Corriere della Sera del 30 maggio 2012


Casaleggio con Grillo alla Feltrinelli Milano per presentare il libro "Siamo in Guerra"

05-12-2011

 

 

Gianroberto Casaleggio

 (Milano, 14 agosto 1954 – Milano, 12 aprile 2016)

 

  

 

    

giovedì 14 giugno 2012

BICICLETTA E SICUREZZA DI NOTTE


PERCHE' VOTARE MOVIMENTO 5 STELLE - INCENERITORI


Il movimento 5 stelle dice no agli inceneritori; perchè ? Gli inceneritori non chiudono il ciclo dei rifiuti, a loro serve comunque una discarica per le ceneri, prodotto finale della combustione altamente tossico, che deve essere smaltito in discariche speciali di tipo B. Producono diossine e furani che sono genotossici (modificano il DNA) che entrano per direttissima nella catena alimentare, inoltre le nanopolveri nel giro di 1 ora soltanto entrano nel nostro sangue raggiungendo tutti gli organi, compresi i feti. Vengono chiamati anche termovalorizzatori, termine usato in modo improprio, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per "valorizzare" un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, ovvero la raccolta differenziata porta a porta, che crea una maggiore occupazione di personale, per cui no al licenziamento del personale degli inceneritori, ma riconversione delle mansioni del lavoratore, e assunzione di nuovi lavoratori, il recupero delle materie prime derivanti dalla separazione e selezione del rifiuto può arrivare fino al l' 86%, spesso gli impianti presentano emissioni fuori norma: nel gennaio 2008 l'inceneritore di Terni (ristrutturato nel 1998) è stato posto sotto sequestro in quanto i gestori, avrebbero nascosto emissioni gassose, e nelle acque di scarico valori pesantemente fuori norma con alte concentrazioni di mercurio, cadmio, diossine, acido cloridrico. Sarebbero inoltre stati bruciati in più occasioni persino rifiuti radioattivi di origine ospedaliera e non solo. (vedi - http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore) A Colleferro è stato posto sotto sequestro l'impianto, mentre l'impianto di Brindisi è stato chiuso in seguito ad un filone che vedeva oggetto di inchiesta la manomissione dei sistemi di controllo delle emissioni. Per lo stesso motivo è stato fermato l'inceneritore del Pollino (o di Falascaia) a Pietrasanta. (vedi - http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore) Vuoi un inceneritore vicino a casa tua ? 

CENTRO RICICLO VEDELAGO

bilancio di materia di un impianto di incenerimento nella prassi gestionale odierna.




COMUNICATO STAMPA COMUNE PARMA
2 giugno 2012

ESISTE UN PIANO ALTERNATIVO COMPLETO ED ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSO, MESSO A PUNTO DAGLI STESSI TECNICI CHE LO HANNO FATTO ADOTTARE NELLA VICINA REGGIO DOVE SI E’ SPENTO IL FORNO E NON SI E’ COSTRUITO QUELLO NUOVO”

In risposta alle dichiarazioni dell’ad di Iren dottor Garbati su “La Stampa” di Torino il Movimento 5 Stelle di Parma dichiara

1) Esiste un piano alternativo all’inceneritore di Uguzzolo. Un piano di riconversione industriale con proposte studiate con tecnici di settore come il dottor Enzo Favoino che ha contribuito a redigere il piano della vicina provincia di Reggio Emilia. Il piano alternativo, già più volte presentato in occasioni pubbliche, dall’associazione Corretta Gestione Rifiuti di Parma, prevede riduzione rifiuti, implemento della raccolta differenziata porta a porta, costruzione di centri riciclo, selezione, compostaggio, trattamento meccanico biologico e linea d’estrusione per parte dei residui plastici. Se in provincia di Reggio Emilia un piano analogo ha portato a contabilizzare 28.000 tonnellate annue da portare a smaltimento, per la provincia di Parma tale piano studiato dal dottor Favoino ed altri tecnici prevede, visto il minor numero di rifiuti prodotto nella nostra provincia un ammontare massimo di 16.000 tonnellate annue. Quantità esigua di rifiuti che rende l’inceneritore una scelta economicamente svantaggiosa, mentre questa quantità è facilmente gestibile con accordi su vasta scala anche regionali. Ricordiamo che il piano Iren Spa punta a bruciare 130.000 tonnellate annue di rifiuti ad Uguzzolo. In provincia di Reggio Emilia con un analogo piano non si è costruito l’inceneritore.
2) La soluzione alternativa, che è reale e costruita in anni di confronto con tecnici, permette di salvaguardare l’immagine dell’industria agroalimentare parmigiana e delle nostre eccellenze nel Mondo, ad esempio il Parmigiano Reggiano. Anche la rete internazionale Slow Food si è detta contraria alla realizzazione in questa area. Inoltre con la proposta alternativa si creerebbero molti piu’ posti di lavoro rispetto alla costruzione e gestione di un inutile inceneritore che per un trentennio dovrà essere alimentato annualmente da 130.000 tonnellate di rifiuti.
3) La “soluzione olandese” non è una soluzione definitiva, ma esclusivamente una ipotesi ponte prima della riconversione industriale dell’area. Tale ipotesi “ponte” temporanea, verrebbe confrontata sul libero mercato con altri prezzi di smaltimento.
4)Ricordiamo infine che la Federazione dei Medici dell’Emilia Romagna ancora nel dicembre 2011 ha richiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori nella nostra Regione e la stessa linea d’indirizzo viene dalle conclusioni dello studio Moniter della Regione Emilia Romagna.
5)Parma sede dell’Authority Alimentare Europea intende seguire le linee d’indirizzo del Parlamento Europeo che in data 20 aprile 2012 ha indicato alla Commissione di emanare direttive che prevedono “il divieto di incenerimento di qualsiasi rifiuti riciclabile e compostabile”. Ricordiamo che Iren Spa vuole bruciare nel forno di Uguzzolo materiali riciclabili come diversi tipi di plastiche (oggi tutte recuperabili) e compostabili (come 20.000 tonnellate di fanghi di depurazione).
Come è già stato fatto in passato, tutta la cittadinanza verrà nuovamente messa a conoscenza del piano alternativo con campagne di informazione.




DAL SITO DI DirittoAlFuturo.it

ASSOCIAZIONE DIRITTO AL FUTURO
ENERGIE RINNOVABILI, COMBUSTIONE ZERO
Sede legale: viale della Vittoria 93, Jesi (An)
Sede operativa: via per Sant’Alessio 87
55100 Monte San Quirico (Lu)
Numero fax 1786061990
informazioni@dirittoalfuturo.it
www.dirittoalfuturo.it

Risposta all'articolo apparso sul La Stampa del 31 gennaio 2009 (sezione Asti), riportato in calce.
Siamo lieti che lEnel condivida il punto di vista tecnico giuridico posto alla base della vertenza che proprio in questi giorni sta prendendo avvio. Appare però necessario precisare che lAssociazione Diritto al Futuro è ben consapevole di quanto affermato da ENEL in merito al fatto che essa stessa, così come tutte le altre Società distributrici di energia elettrica non incassano o trattengono i contributi Cip6. Enel non può tuttavia chiamarsi fuori dalla vertenza proprio per la posizione che occupa nell'organizzazione del prelievo del balzello. E altrettanto necessario precisare che i promotori della vertenza sono consapevoli che tali somme vengono girate dalle suddette società all'Ente pubblico GSE, incaricato ad incassarle e poi a distribuirle tra i vari produttori di energia sia da fonti rinnovabili che da fonti assimilate, con una modalità non corretta così come riconosciuto dalla stessa ENEL nel proprio comunicato stampa.Ora, proprio in ragione di quanto dichiarato dalla stessa società Enel, ci aspettiamo da parte della stessa, come del resto, da parte di tutte le altre società distributrici di energia elettrica, una sollecita risposta e collaborazione a fronte di una domanda, quella di rimborso inoltrata dai singoli utenti finali del mercato dell'energia, del tutto legittima."
 

Ancona, 3 febbraio 2009
Associazione Diritto al Futuro
Ufficio stampa 349 7225825 – 328 2928437
La Stampa 31 Gennaio 2009
COMITATO. CHIEDE LA RESTITUZIONE


Enel: I contributi ecologici non li abbiamo mai incassati «Enel non può restituire soldi che non ha incassato»: l'azienda italiana risponde così alla campagna lanciata da «Diritto al futuro», movimento nato all'interno della Rete nazionale rifiuti zero. Si chiede all'azienda che fornisce energia elettrica la restituzione delle somme (circa il 7%) addebitate in bolletta per il sostegno alle fonti alternative. Si tratta dei contributi «Cip6»: secondo i promotori della campagna (se ne parlerà stamani alle 10 all'Università di via Testa all'assemblea dell'Osservatorio del paesaggio), i fondi non sarebbero stati investiti in energie rinnovabili. «La protesta è male indirizzata - risponde l'Enel - il Cip6 è un incentivo statale, il cui costo viene addebitato ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette, non solo quelle di Enel, girato dai distributori all'ente pubblico incaricato di ripartirlo tra i produttori». Nell83% dei casi, precisa l'azienda, non va alle «vere rinnovabili» (eolico e solare, ad esempio), ma alle «fonti assimilate» (come l'uso dei residui di lavorazione del petrolio). «Enel non ha quest'ultimo tipo di impianti e quindi non riceve contributi» aggiunge l'azienda. Precisazione già avanzata durante una Commissione industria del Senato dall'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, che ha «sottolineato l'evidente stortura di un sistema che aiuta soloin maniera marginale l'ambiente».Aggiunge l'azienda: «Enel fa propria la proposta che i Cip6 vengano ben indirizzati a sostenere laproduzione di energia verde», incentivi costati ai consumatori, fino al 2008, circa 24 miliardi dieuro.«Continuare a destinare queste risorse per incentivare impianti con tecnologie convenzionali, chenon hanno portato benefici al bilancio ambientale, è un errore - conclude l'azienda - soprattutto inun contesto europeo che ci impone obiettivi molto ambiziosi».
Comunicato stampa